“Col cuore in mano e le lacrime agli occhi” • Swami Rama

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Brano Tratto da “La mia vita con i Maestri Himalayani” di Swami Rama

Col cuore in mano e le lacrime agli occhi

Indù, cristiani, musulmani, sikh, parsi e sufi hanno vissuto insieme in India in perfetta armonia per molti secoli. L’India è un crogiolo di razze. Chiunque visiti questo Paese entra in questo crogiolo. Questa è la storia della civiltà indiana. Nel subcontinente indiano le persone erano pacifiche, ma gli stranieri che vi hanno governato crearono l’odio fra i vari gruppi religiosi a causa della politica che si basava sul principio di dividere per governare.

I sufi di tutto il mondo vanno in India per rendere omaggio ai sufi indiani. Ancora oggi l’India è la dimora del sufismo. Il sufismo è una religione d’amore e non è seguito soltanto dai musulmani. Tra i molti saggi sufi che ho incontrato, uno dei più importanti era una donna che viveva nella città di Agra, a centonovanta chilometri da Delhi. Questa città è famosa per il Taj Mahal, un simbolo d’amore e una delle meraviglie del mondo.

Una volta partii dall’Himalaya per visitare questa anziana saggia che viveva completamente nuda in una piccola dargah (dimora e luogo d’adorazione di un santo fachiro musulmano). Aveva novantatré anni e non dormiva mai di notte. Ero solito chiamarla Bibiji (un sinonimo di Madre). Ella mi chiamava “figlio mio” (Bete). Durante il mio soggiorno ad Agra facevo visita regolarmente a questa saggia sufi tra la mezzanotte e l’una del mattino. Le mie visite notturne vennero fraintese al punto che la gente pensò che avessi perso il senno. Parecchi altri ufficiali dell’esercito e gente erudita erano soliti recarsi da lei. Il colonnello J.S. Khaira era un suo grande devoto. Sebbene fosse adorata sia dagli indù che dagli altri allo stesso modo, molte persone della città non comprendevano questa grande mistica sufi e il suo misterioso modo di vivere. La compassione che provava per i suoi visitatori era immensa, ma la sua attitudine verso il mondo si spiegava da sé: “Le persone del mondo hanno imparato a riempire le loro tazze di terracotta con cereali e monete, ma nessuno sa come riempire la tazza del cuore”.

Una notte Bibiji mi disse che sarebbe stato facile per me incontrare Dio. Così le chiesi: “Qual è la via?”.

“Per essere tutt’uno col Divino”, rispose, “devi semplicemente distaccarti da questa mondanità e collegarti all’Amato. È così semplice. Offri la tua roh (anima) al Signore, dopo di che non ci sarà più null’altro da fare o realizzare”.

Io replicai “Bibiji, ma come?”. Me lo spiegò riportandomi un dialogo, che riporto qui esattamente come ella lo narrò a me.

“Quando andai a vedere il mio Amato, Egli chiese: “Chi è in piedi all’entrata del mio santuario?” e io risposi: “Colei che vi ama, Signore”. Allora il Signore chiese: “Quale prova mi puoi dare?”. Io risposi: “Ecco il mio cuore nelle mie mani e le lacrime nei miei occhi”. Il Signore continuò: “Accetto la tua offerta, poiché anch’Io ti amo. Tu sei mia. Vai a vivere nella dargah”. Da quel giorno, figlio mio, vivo qui. L’aspetto giorno e notte e Lo attenderò per l’eternità”.

Ricordai le parole di un grand’uomo che disse: “Questo albero velenoso della vita ha soltanto due frutti: la contemplazione dell’immortalità e la conversazione con i saggi.”

Molte volte vidi la grande luce che emanava dagli occhi di Bibiji. Mi colpì profondamente per la sua estasi divina, per il suo abbandono totale e per l’amore infinito che nutriva per Dio. Mi disse: “La perla della saggezza è già nascosta all’interno della conchiglia nell’oceano del cuore. Tuffati in profondità e la troverai”.

Un giorno abbandonò il suo corpo col sorriso sulle labbra. Una luce come quella di una stella fu vista da dodici di noi, che erano seduti attorno a lei. La luce uscì dal suo cuore e volò verso il cielo come un lampo. Lei è sempre nel mio cuore. Ricordo la mia Bibiji con grande amore e reverenza.

Nell’anno 2025 ricorre il Centenario della nascita del nostro Maestro Swami Rama. Per ricordarlo e onorare i suoi insegnamenti, fino alla fine dell’anno leggeremo ogni mese alcuni brani dai suoi libri. A Marzo ci siamo dedicati alla lettura di brani da “La Mia Vita coi Maestri Himalayani”. Per maggiori informazioni sul Centenario, potete leggere qui.